Finalmente mi prendo 10 minuti per me stesso, per scrivere a ruota libera sull’argomento che ho mancato clamorosamente il 24. La Grande Guerra… potrei discuterne per ore, non perchè io sappia tutto, ma proprio perchè non lo so. Ho sempre desiderato capire perchè sia successa, e fino a poco fa semplicisticamente la ritenevo uno sfogo di aggressività e odio. Chiaramente, non è solo questo… come in molte cose, le cause sono tante, e nessuna esclude le altre.
Forse il personaggio di Joffre identifica al meglio lo spirito di questi quattro anni di convulsione storica e tormenti. Joseph Jacques Césaire Joffre, nato in Catalogna, fu il Comandante in Capo dell’esercito Francese dal ‘14 al ‘16. Non aveva mai comandato un esercito, non era particolarmente intelligente e non conosceva alcuno slancio creativo (o, se per quello, emotivo). Faceva curare i dettagli da una schiera di aiutanti, e seguiva le proprie idee preconcette con la pertinacia di un bulldog. Seguace filosofico e dogmatico dello stratega Ferdinand Foch, e in continuo rapporto conflittuale col proprio odiato maestro Gallieni, non riconosceva l’autorità di nessun altro, neppure del Presidente della IIIa Repubblica. La strategia da lui posta in atto, il Piano 17, fu una delle più grandi disfatte militari della storia (seconda forse solo alla linea Maginot di qualche decennio dopo). Anche qui, le cose sono complesse. Non era solo il piano ad essere folle, ma anche la mentalità degli ufficiali di carriera. Per farne un riassunto potremmo dire che “Attaccare, attaccare, attaccare” era l’unica legge.
I Francesi andavano all’offensiva senza quartiere con una scomoda, lunghissima baionetta a spiedo (ne ho tenuta una in mano), con pantaloni rosso fuoco in piena epoca di mitragliatrici, senza artiglieria pesante, senza posizioni difendibili. Non addestravano i propri soldati a scavare trincee perchè ritenevano che li avrebbe resi troppo appiccicosi.
Joffre credeva in questo modus belli con ardore, ed era solo una delle sue caratteristiche negative. Pretendeva che nessuno dei suoi generali pensasse per conto proprio, ma che mettesse in atto il piano senza fiatare. Non credeva ai rapporti quando contrastavano con le sue idee. Attribuiva alla confusione e alla vigliaccheria i dettagliati resoconti di perdite astronomiche, di linee Prussiane che avanzavano, di fronti penetrati. Rifiutava il semplice dato di fatto che, al contrario dei Francesi, i Tedeschi usassero le proprie riserve in prima linea. Nonostante delegasse tutto, non ascoltava neanche mezzo consiglio.
Ci vollero giorni perchè si rendesse conto pienamente della disfatta, e chiaramente a quel punto iniziò a dare la colpa dell’accaduto ai suoi sottoposti, dicendo che non avevano cran, cioè, detto più volgarmente, le palle.
Ora penserete dal quadro che vi ho dipinto, che si trattasse di una persona di valore nullo, che ha portato la Francia alla rovina, una disgrazia incarnata. E’ tanto vero quanto è falso. I Francesi si sarebbero comportati in quel modo anche senza Joffre, perchè questo apostolo dell’offensiva ad ogni costo era solo un membro di una religione militare assodata. E’ stato il principale artefice della disfatta del suo esercito, perchè era un idiota a capo di idioti.
Ma era un idiota poco impressionabile: riuscì a radunare il proprio esercito di milioni in ritirata e a bloccare l’avanzata tedesca sulla Somme. Non aveva paura. Non aveva fantasia. Non si preoccupava. Era lì, coglione e saldo come una roccia. E in quel momento storico non esisteva in una Francia agghiacciata e paralizzata un solo sostituto capace di resistere al panico allo stesso modo. Joffre è una delle 100 e più ragioni per le quali i Tedeschi non hanno vinto la guerra… pur avendo rischiato di regalare loro il proprio paese in più di un’occasione.


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