testo






click here to subscribe!

Vota questo sito su Blog-Show.com!

Blog Aggregator 3.0 - The Filter
Antipixel di SocialDust Blog Aggregator
BlogItalia.it - La directory italiana dei blog
Feed XML offerto da BlogItalia.it
Listed on Blogwise



.::Livello di Pericolo Terroristico::. Terror Alert Level

Want to Get Sorted?
I'm a Hufflepuff!


venerdì, 30 settembre 2005

Quando i computer erano nella loro infanzia, i videogiochi erano avventure testuali. Io sarei un po’ troppo giovane per averci giocato quando sono usciti, ma mi sono procurato parecchie di quei vecchi programmi su internet, anni fa. Non avevano grafica, ovviamente, ma la cosa non era un problema. Stimolavano l’immaginazione. Ieri per caso ci ho ripensato e ho avuto l’ispirazione... come sarebbe la mia vita se fosse un’avventura testuale? Accidenti... ho il sospetto che più o meno sarebbe la stessa merda...

Ti svegli nella penombra della tua stanza. Come ogni mattina ti ricordi improvvisamente chi sei e dove sei e un urlo agghiacciante abbandona le tue labbra. Dio mio devi piantarla di ragionare come un darkettone.

>solleva la tapparella.

Fredda luce mattutina inonda la stanza. Il solito piacevole disordine domestico calma i tuoi sensi. Ogni superficie piana è coperta di libri, riviste, cd, scatole vuote, console impolverate, ombrelli e bossoli.
Sulla scrivania c’è un Mac.
Sulla scansia sopra il tuo letto ci sono un Cellulare Tamarro e un iPod.
Sul mobile c’è un Televisore.

>guarda se c’è qualcosa di decente in tivù

Non capisco.

>accendi il televisore

Non c’è niente di decente in tivù.

>sei un idiota

Non c’è bisogno di offendere.

>accendi il Mac

Il Mac carica il un minuto e mezzo il suo sistema operativo. Una rapida scorsa dice che il tuo blog è deserto come al solito, gli altri blog dicono più o meno le stesse cose e i tuoi amici americani stanno ancora litigando a morte via email per le stesse beghe politiche.

>usa Msn.

Oh, beh, a quest’ora le persone vere fanno qualcosa di decente, non sono su internet a perdere tempo. Del resto, se fossero persone normali, è molto probabile che non le troveresti sulla tua Buddy List. Se vuoi posso insultare gratuitamente i tuoi amici?

sì/no> no, grazie.

Lo sapevo, sei una checca. Ah, dov’eravamo rimasti? Ah, già: Una rapida scorsa dice che il tuo blog è deserto come al solito, gli altri blog dicono più o meno le stesse cose e i tuoi amici americani stanno ancora litigando a morte via email per le stesse beghe politiche.

>scarica pornografia

Una rapida mezz’ora di lavoro ti riempie di tutta quella pornografia che serve ad una mente maschile per funzionare per il resto della giornata.
(5 punti su 150)
Ora senti di aver sfruttato al massimo del potenziale il tuo computer e il collegamento internet. Cosa farai per il resto della giornata?

>studia

Non capisco.

>apri il libro di diritto penale

L’hai aperto.

>usa il libro di diritto penale

usa il libro di diritto penale con cosa?

>usa il libro di diritto penale con me

Azione non contemplata.

>ah, ecco perchè non riesco mai a fare un cazzo... la mia interfaccia non riconosce lo studio come un’azione possibile.

Infatti. Beh, scarica dell’altro porno...

postato da RAM_mit, 08:35 | link | commenti (8)

giovedì, 29 settembre 2005

piove

Oggi meditavo sulla perversa sorte degli indiani Mohawk. Un tempo orgogliosa tribù, oggi uomini che hanno trovato il vertice della scala evolutiva (nel senso che stanno davvero in alto)... geneticamente incapaci di provare vertigini costruiscono i grattacieli per tutto il continente Nordamericano. Fanno il paio con quella popolazione del Lago di Como geneticamente impervi agli infarti. Che invidia, vorrei essere evoluto anch'io! Chessò, sparare i raggi laser dagli occhi.

postato da RAM_mit, 12:23 | link | commenti

mercoledì, 28 settembre 2005

il ritorno del fastidio

Se volete partecipate a questa nuova irritante versione del test musicale, garantito che genererà molto più odio della precedente, anche perchè è fatta da e per indie fastidiosi e spocchiosi. Ognuno ha i propri gusti musicali, ma mi fa "piacere" vedere come certi gruppi hanno miriadi e miriadi di fan eppure mi fanno venire l'orticaria solo a sentire la loro merda, ahem, musica. Lo stesso vale certamente per tutti voi, lo so. Hehehe, facciamo cadere un po' di teste! Mi raccomando, non più di cinque gruppi per categoria. Anche io sarei andato avanti indefinitamente con quello che odio...

Alcuni gruppi che non sono niente male
The Fiery Furnaces
Leftfield
Guano Apes
Soundgarden

Alcuni gruppi che sono pessimi
Coldplay
Evanescence
Green Day
Le Vibrazioni (cento mille diecimila volte Le Vibrazioni. Brrr)
Sex Pistols

Alcuni gruppi che sono dannatamente sopravvalutati
The White Stripes
Radiohead
Subsonica
Nirvana
Linkin Park

Alcuni gruppi che mi piacevano ma mi hanno stufato
VNV Nation
System of a Down
Rammstein
Grateful Dead

postato da RAM_mit, 14:11 | link | commenti (7)

martedì, 27 settembre 2005

Doom getsemani.

Ho sempre voluto chiedere a Gesù se farsi avvolgere in una sindone e chiudere in una grotta fosse il suo cheat per attivare il god-mode.
Di sicuro batte scrivere IDGOD 10 a 1. Però chissà cosa doveva fare per avere miracoli infiniti!

postato da RAM_mit, 13:34 | link | commenti (2)

L'aver scritto domenica quel mezzo romanzo mi ha un po' esaurito.
Quindi finisce che al momento ho poco da dire... magari mi si presenterà qualcosa di più interessante più tardi.
Intanto ieri sul Corriere Economia ho potuto leggera la notizia di un master post laurea, a Bologna, che ti permette di accedere all'esame di abilitazionie dell' ABA senza dover fare alcuna pratica. Cos'è l'ABA? L'American Bar Association. L'equivalente dell'Albo Professionale degli Stati Uniti. Il che sarebbe un bel biglietto d'andata per lasciarmi alle spalle questa merda di paese e andare nella Terra dei Liberi. Beh, devo prima laurearmi, poi devo assorbire un master difficilissimo ed esclusivo e blah e poi blah. Ma il risultato sarebbe diventare un esperto di diritto internazionale senza pari. Ciò potrebbe portarmi un casino di soldi con il tempo... e soprattutto mi offre quella via di uscita da qui che la mia laurea altrimenti mi negherebbe.

postato da RAM_mit, 08:31 | link | commenti (3)

domenica, 25 settembre 2005

ATTENTI AL CANE

Accidenti. Non so neppure dove cominciare a scrivere una cosa del genere. In realtà non mi mette per nulla in buona luce, ma in effetti non posso realmente dire che mi importi. Del resto sarebbe assurdo negare la realtà dei miei sentimenti, di quello che mi è stato trasmesso, al mero scopo di pretendere un'innocenza e proporre una parata di buoni sentimenti del tutto inesistenti. Se non ammettessi di essere stato cresciuto all'odio etnico, per quanto un odio stanco, arreso e anacronistico, mentirei. Un odio incongruo e un po' impersonale.

Siamo partiti alle 08:30. La Polo ha macinato i chilometri senza lamentarsi, affidabile e comoda. Per le dieci e mezza siamo già arrivati a Fiume, e sorvolerò su tutti i commenti che dovrei fare sulla viabilità slovena e croata. Tutti si lamentano delle strade italiane, ma in realtà quasi dappertutto si è messi molto peggio. Se è pessima quella inglese e quella scandinava, noi non possiamo lamentarci. Quella degli slavi esce direttamente dal secolo scorso.

Ma sto uscendo dal seminato. Fiume è come al solito. Calda, per nulla esotica, ma del tutto priva di tracce di italianità contemporanea. La chiamano Rjeka, oggi, e buon pro gli faccia. Con tutta la più buona volontà, il figlio di una fiumana non la chiamerà mai così.
La nostra missione, ripetuta ogni anno, ogni sei mesi, è quella di lavare e dare la cera alla tomba della famiglia di mia madre. Mio nonno e mia nonna, morti entrambi in esilio, hanno comunque voluto essere sepolti vicino alla loro vera casa.

Il cimitero di Fiume è affascinante. Vi è rappresentata tutta la tormentata storia della città. Il monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale (dove non riposa nessuno dei miei, tutti sopravvissuti, anche se in alcuni casi per molto poco). Il monumento ai caduti italiani durante il fascismo (prevedibilmente, non vi è scritto nulla). Il monumento ai caduti partigiani. Una tomba solitaria e rimossa da tutte le altre, quasi aliena, che appartiene a un prete tedesco morto nel 1945... quest'ultima ha un qualcosa di inquietante, con i suoi caratteri goticheggianti e i suoi innuendo a chissà quale storia tenebrosa.
Per tutto il resto del cimitero tombe scritte in italiano, in tedesco e in croato si mescolano, con foto sbiadite e funeree sculture in bronzo. Lo sappiamo tutti, noi e loro, che non si sa dove inizia un'etnia e ne finisce un'altra. Ma ignoriamo con calma questa consapevolezza da tanto, tanto tempo.
Mentre siamo lì, assistiamo anche a un funerale strano. Il carro funebre è seguito a una certa distanza da un trombettiere solitario, curvo sotto i suoi anni, che intona (con un certo trasporto) musiche di un'altra era, stranamente felliniane. Sono più di una, intervallate da pause dolorose, ma mi è rimasta in testa solo "parlami d'amore, Mariù" e un ultimo, militaresco, "Silenzio". I parenti, più vicini al carro, fanno finta di niente. E' come se fossimo solo noi a vedere e sentire il trombettiere.

Mia madre, che di solito desidera fare questo lavoro di manutenzione da sola, mi dice di andare ad accendere delle candele nella chiesa nella quale è stata battezzata e in cui i suoi genitori si sono sposati. Per lei posso anche farlo, anche se il mio rapporto con la fede cattolica si può riassumere con un impiccateli tutti.
Non è un problema individuare la chiesa alla quale si riferisce, che è anche il tempio del cimitero. E' alta come un fottuto grattacielo, è spigolosa e futurista, e nasconde le cripte in cui sono custoditi i corpi dei martiri caduti nell'impresa di D'Annunzio. Serve dire sotto quale governo è stata costruita? Non penso proprio. Suggerimento: è lo stesso che ha ribattezzato il lungomare della città Viale Camicie Nere. Fiume, nel novecento, ha conosciuto alcune delle più grandi disgrazie in forma umana mai apparse sul nostro pianeta. E solo alcune riposano nel suo cimitero.
L'interno della chiesa è molto più piccolo dell'esterno. Pare lo scheletro di una bestia con ossa di travertino levigato e pelle di vetro colorato. E' brutta forte, ma ha la sua personalità. E' molto luminosa, e gli unici occupanti sono una suora arcigna e un gruppo di bambine che provano canzoni sacre. Aggirarsi per la chiesa è un'impresa che occupa solo qualche secondo, ed è anche tutto quello che ci vuole per rendersi conto della totale assenza di candele. E' la prima chiesa cattolica che vedo a non averne. Sospirando, infilo un po' di monete nella cassetta delle offerte, e me ne vado. Anche perchè gli sguardi della suora non sono per nulla amichevoli.

Ritrovo mia madre. "Vuoi vedere la casa in cui sono nata?"
Buffo, sono anni che vengo con lei, ma non ha mai avuto voglia di rivederla, o di mostrarmela. Forse sta veramente invecchiando.
Risaliamo per la stessa strada della chiesa di prima.
"Ci sono delle scale, che scendono" mi dice mia madre. "casa mia è giù per quelle scale".
"Qui c'è una strada che scende. Forse hanno levato gli scalini?" faccio io, osservando un via lastricata di sampietrini che porta verso il mare.
Mia madre sembra insicura. "No, non credo, non hanno toccato nulla di questo quartiere, proviamo più avanti".
Camminare sul marciapiede è buffo, le radici degli alberi lo hanno sollevato e crepato, rendendolo del tutto irregolare come un sentiero di montagna.
"Ecco! Ecco la scala"
Scendiamo.
Mia madre mi tiene la mano. "Non hanno toccato niente."
Mi rendo conto che questi scalini sono gli stessi che mia madre saliva non appena era riuscita ad imparare come si fanno le scale. Per molti sarebbe normale vedere dove è nata la propria madre, ma per chi è cresciuto con la consapevolezza di essere figlio di esuli, si tratta di storie familiari che prendono vita davanti agli occhi. Non ho più idea di cosa aspettarmi.
"E' quella" dice mia madre con gli occhi lucidi. Oltre un muro di vecchio cemento c'è una casa dall'aria molto invecchiata, su due piani, di un verde un tempo vivo.
"Non hanno toccato nulla, l'hanno lasciata diventare decrepita senza muovere un dito" continua lei, mentre facciamo il giro e ci troviamo davanti al cancelletto. E' aperto. Rimango di sale vedendo che c'è una targhetta con scritto sopra ATTENTI AL CANE. Mia madre in passato mi ha raccontato con tristezza di come fossero dovuti fuggire senza poter portar via neppure il cucciolo di Fox Terrier che avevano appena adottato. Tra tutte le cose che avevano lasciato, quella bestiolina mi ha sempre colpito come l'abbandono più doloroso. Soprattutto potendo mettere a confronto l'amore che provo per il mio attuale cane.
Quella targhetta era rimasta lì indisturbata dal 1947.
Entriamo nel giardino, fregandocene degli attuali occupanti. Chiunque essi siano, magari fossero pure i dannati cugini del maresciallo Tito.
Mia madre è sopraffatta da un misto di angoscia e stupore.
"Guarda, i pastini che scendono giù per la collina, guarda che vista. Si vede il mare."
I supporti per i rampicanti in ferro battuto sono quelli dei suoi genitori, lo stesso vale per la pavimentazione lastricata. Tutto è in stato di semi abbandono, niente è stato toccato, nessuna manutenzione. Hanno solo trasformato la lavanderia in un doppio garage. Da tipici croati, l'unica cosa che gli interessava era l'automobile. E' chiaro che il piano di sopra è tutt'ora occupato, ma chissà da quale elusivo abitante. Usciamo dal giardino, percorriamo il muro e guardiamo il retro. D'un tratto una vecchia emerge alla finestra. Ha un'aria alquanto provata, e non vorrei essere maligno, ma non sembra esattamente sobria.
"Cosa cercate?" Ci fa in italiano. Deve certamente averci sentito parlare. Qui tutti quelli oltre una certa età ricordano il dialetto degli italiani.
"Io vivevo qui, volevo far vedere la casa a mio figlio" dice mia madre. Io guardo la donna in silenzio.
"Allora lei deve essere Xxxx (dice il cognome di mia madre)"
"Sì, noi vivevamo dove sta lei, al primo piano. Siamo dovuti andarcene il 17 marzo del '47"
La vecchia ci guarda, non priva di ostilità. E' ricambiata.
"Non è possibile" dice con voce gracchiante "noi siamo qua dal 1946".
Mia madre fa una risata. "Guardi, con tutta la più buona volontà, non posso dimenticarmi quando me ne sono dovuta andare, anche se avevo solo 5 anni. Scusi per il disturbo, arrivederci."
Ci giriamo e risaliamo per i gradini.
"Ma che stronza" fa mia mamma. "Perchè doveva mentire? Senza contare che sappiamo per certo che per un certo periodo dopo che ce ne siamo andati c'era pure un capo dei titini lì, con cui lei non ha sicuramente nulla a che fare".
"Come puoi dirlo?"
"Era serbo, questa sa l'italiano".
Non ho molte cose da dire. Non parliamo più della cosa fino a sera inoltrata, ormai tornati a casa da molte ore.
"Una cosa mi ha colpito terribilmente" le faccio mentre fa bollire l'acqua per il tè.
Lei mi guarda senza rispondere. Io continuo:
"Che in sessant'anni non hanno toccato nulla di quella casa. Non hanno mosso un dito per fermarne la rovina"
"Mpf, è ovvio, quella casa gliel'ha dato lo stato, e appartiene allo stato, loro pagano solo un canone. Non è veramente casa loro".
"Mamma, non è solo questo. Io ho visto le case di Lubiana, quelle costruite dalla Yugoslavia, e sono veramente brutte. Brutte come il socialismo reale. Eppure lì la gente ci ha vissuto, e ci vive ancora, e ha trasmesso a quegli orridi casermoni di cemento grigio parte della loro personalità. Certo, più all'interno che all'esterno, ma comunque non erano in stato di abbandono. Gli sloveni non vivono in mezzo alle rovine! Quegli stronzi a casa tua sono lì da sei decadi e hanno solo tagliato un albero, e levato il vostro nome dalla porta. E' da notare che l'unico intervento che hanno compiuto è stato aprire un varco per l'auto e creare un garage. E' la prova che se avessero voluto, qualcosa di loro stessi l'avrebbero lasciato. Qualcosa di personale, di non strettamente utilitario. Invece l'intonaco vecchio come Claretta Petacci è ancora lì,  ci sono cumuli di immondizie decennali, le erbacce sono dappertutto e i muri di recinzione fanno la pancia sotto al peso degli anni. Quelle persone sono lì da un'eternità eppure non si sentono a casa.
E non è perchè la casa appartiene alla Croazia, è perchè la casa era vostra e loro l'hanno occupata, e sanno di essere stati degli intrusi per tutta la loro vita. Una persona che si sente a casa, almeno leva la scritta ATTENTI AL CANE. Soprattutto visto che non è neppure nella sua lingua. Invece il tuo cane non si sa neppure che fine abbia fatto, eppure quel cartellino non ha mai mollato quella porta. Hanno vissuto in quel posto cinquant'anni più dei tuoi genitori, eppure sapevano che non era il loro posto."
Beviamo il tè.

postato da RAM_mit, 14:08 | link | commenti (6)

venerdì, 23 settembre 2005

Problemi di comunicazione

Anche durante la nuova emergenza, l'uragano Rita, si stanno verificando misteriosi problemi di comunicazione con la Casa Bianca, che potrebbero causare gravi ritardi simili a quelli già avvenuti con Katrina. I tecnici sono perplessi, ma lavorano 24 su 24 per risolvere il problema...


"Hello? Hello? Damn it, not again! HELLOOOOOO?"

postato da RAM_mit, 11:47 | link | commenti (3)

Browniana

Certe volte mi spengo e, in effetti, mentre gli altri parlano il mio cervello mi presenta allegramente una serie di immagini casuali. Forse non proprio dei cartoni animati anni '30, come succede ad Homer Simpson, ma poco via.



Forse si tratta solo di salvaschermo mentali, o forse ho bisogno di cure serie...

postato da RAM_mit, 10:48 | link | commenti (1)

giovedì, 22 settembre 2005

Regali

Dopo immense fatiche, sono riuscito a far arrivare i regali che avevo ordinato su internet. Si tratta di una meravigliosa tuta da sumo autogonfiante e un gioco di riflessi che ti dà una scossa elettrica FORTISSIMA se sei più lento degli altri partecipanti a schiacciare un pulsante. Vi posso assicurare che è doloroso. Beh, di solito i miei regali non sono noiosi :)
Ultimamente una fanciulla desidera che le regali l'iPod Nano, ma, dico io, visto che è lei a chiederlo, che sorpresa sarebbe?
Quella stessa ragazza dice di non apprezzare questa magnifica cornetta per telefoni cellulari. Dico io, dove va il mondo? Dove andremo a finire?
Ah, come vorrei conoscere me stesso per potermi fare una sorpresa...

postato da RAM_mit, 15:43 | link | commenti (5)

mercoledì, 21 settembre 2005

Lost at Sea

Graphic Novel di Brian Lee O'Malley.

Io sono sempre stato affascinato dai fumetti, da quando ero piccolo e leggevo i Peanuts o sono stato conquistato dall'estro pulp impareggiabile di Carl Barks, a quando per un breve periodo di adolescenza ero ossessionato dai manga (quando ancora stentavano a diventare il fenomeno sociale di oggi). Questo amore è ancora vivo in me. Solo che non ho più la voglia o la forza di stare dietro a un fumetto seriale con tutte le sue uscite, tant'è vero che fatico pure a seguire Berserk e Lone Wolf and Cub, gli ultimi manga che mi siano rimasti. Poi, diciamocelo, tutto quello che è mantenuto in vita a forza, a lungo andare degenera e semplicemente finisce per far schifo. Anche se procura il pane al suo creatore, scopo noblissimo.

A me piacciono le graphic novel. Iniziano, finiscono, poi le metti da parte sul comodino e ogni tanto le rileggi. E ciascuna di esse ha un proprio messaggio, esiste per uno scopo, ha qualcosa da dire. Hanno i propri limiti, chiaro, gli stessi dell'opera teatrale. Limiti già individuati da Aristotele. Ad esempio, un personaggio non si può evolvere drasticamente senza sembrare del tutto improbabile! Certe cose richiedono gradualità, e mezzi come la graphic novel non ne concedono molta.

Ma veniamo al soggetto di questo post, Lost at Sea.
Il mare di cui si parla è del tutto metaforico... è quella sensazione che si prova in un viaggio, specie quando sei molto giovane e non hai mai girato molto. Quando senti di essere strappato dalla realtà e di non riuscire a trovare dei punti di riferimento, di essere vittima di desideri contrastanti... di andare più lontano e di tornare indietro, di non tornare mai più e di trovare un posto, una casa diversa in un luogo diverso.
La protagonista, Raleigh, è una ragazza di diciotto anni, che l'estate del diploma per caso si ritrova in macchina con dei suoi ex compagni di scuola. Sono in rotta verso casa, dalla California verso l'Ontario. Gli altri tre ragazzi sono dei quasi-sconosciuti per lei, e sono già un gruppo unito e compatto, di ritorno da uno di quei famosi viaggi da post-adolescente. Avete presente? Una di quelle esperienze nell quali far casino, vedere il mondo e scoprire se stessi si mescolano indissolubilmente. Sentirsi un'estranea non è affatto una novità per Raleigh, che appartiene a quella categoria di giovani che sotto sotto si sente un po' fuori luogo dappertutto e che occupa davvero troppo del suo tempo a pensare. Raleigh pensa così tanto che si perde letteralmente nelle sue paranoie, ed elabora un sacco di ragioni fantastiche e del tutto improbabili per spiegare la sua difficoltà di rapporti con se stessa e con i coetanei. Ad un tratto potreste persino pensare che la protagonista sia vittima di trame alla x-files, ma in effetti non è per nulla così. Oddio, più o meno tutti a quell'età siamo stati un po' intrappolati nelle spire della nostra mente, anche se forse non con così tanta fantasia...



In effetti anche Raleigh (nei rari momenti di illuminazione) dentro di sè non crede che un gatto le abbia rubato davvero l'anima (!), o che sua mamma abbia fatto un patto col Maligno(!!!). E sebbene non perda occasione per tentare di convincersi di quanto sia diversa da tutti gli altri, sorride segretamente quando scopre che gli altri la ritengono "cool", e si abbandona a tutte le piccole follie dell'adolescenza quando riceve la giusta spintarella da Stephanie, la sua compagna di viaggio.
Ed ecco un po' il leit motive di questo piccolo delizioso romanzo (grafico) di formazione: abbattere le barriere, e smetterla di passare il novanta per cento della propria vita dentro le mura della propria mente. E magari scoprire che le altre persone sono altrettanto interessanti di quello che ti succede nella testa, e che i rapporti interpersonali sanno essere (ogni tanto) meno dolorosi delle proprie seghe mentali. Voi ridete, ma io l'ho scoperto anche più tardi di Raleigh.

Lo stile del disegno è incredibilmente dolce, minimalista. O'Malley è del tutto sconosciuto qui in Italia, da quanto ne so, e fa parte della nuova scena indie americana. Molti fumettisti di oggi si ispirano ai manga, ma questo ragazzo è in grado di far muovere i suoi personaggi dagli occhi a bottone con dinamismo e gioia, usando meno orpelli possibili, e apparentemente senza macchinosità alcuna. Danza tra lo stile anni '20 di Betty Boop e il Giappone degli anni '60, senza tradire la propria creatività personale.



In due parole, merita il suo seguito di culto, e mi può contare fra i suoi fan. Certo, ottenere il suo lavoro non è facilissimo, ho dovuto usare Amazon, e ovviamente conviene una buona conoscenza dell'inglese, anzi dirò, qualcosa di più: bisogna capire come parlano i giovani del Nord America.
Tra qualche giorno, quando mi arriva, recensitò anche il suo lavoro più recente, Scott Pilgrim... decisamente meno intimista e molto, molto più bizzarro!

postato da RAM_mit, 12:40 | link | commenti (3)